LA PRATICA DEL TAIJI QUAN

 

    L’arte del Taiji Quan può essere considerata una vera e propria applicazione pratica della filosofia del Taoismo, scuola di pensiero fiorita nella Cina del sesto secolo a. C. ad opera di Lao-Tzu. Il Taoismo si interessa all’osservazione della natura e alla ricerca della “Via” o “Tao”. In realtà Tao è un termine intraducibile, che esprime l’armonioso fluire di tutte le cose, la spontaneità dell’ordine naturale, la ciclicità infinita dei mutamenti microcosmici e macrocosmici. Quindi per il Taoismo l’essere umano riuscirà a raggiungere la serenità solo se saprà seguire il Tao, e divenire tutt’uno con il Tao, cioè se sarà in grado di raggiungere quell’armonia interiore che lo condurrà ad entrare in sintonia con il movimento di tutto l’universo. Il Taiji Quan trae si rifà principalmente alla teoria dello Yin e dello Yang La nascita della teoria yin–yang si perde nella notte dei tempi, e veniva utilizzata per spiegare l’origine dell’universo ed il suo continuo mutamento.
Inizialmente l’universo era in una condizione chiamata Wu Chi, ossia “assenza di polarità”.
Dal Wu Chi nacquero due polarità opposte, due principi :

Yang: principio positivo (luce,giorno,maschile,duro…)

Yin : principio negativo (ombra,notte,femminile,morbido…)

I due principi, inizialmente separati, interagirono originando il Taiji, “suprema polarità”. 

In tutte le forme di Taiji Quan classiche, la prima tecnica che si esegue è solitamente un gesto rotondo effettuato da entrambe le mani che salgono dal basso fino all’altezza del viso circa per poi ridiscendere verso il tan tien, e da una posizione con il peso del corpo equamente distribuito su ambedue le gambe.
Questo gesto iniziale simboleggia appunto il Wu Chi : il peso al centro è l’assenza di polarità.
Subito dopo, il baricentro si sposta, si differenziano lo yin e lo yang, nasce il Taiji Quan.
Con Yin e Yang la filosofia taoista indica le due forze opposte che governano l’intero universo, la cui armonia deriva proprio dallo stato di equilibrio dinamico in cui esse si trovano. Queste due forze si manifestano in vari modi e sotto varie forme, come ad esempio il nero e il bianco, il femminile e il maschile, la terra e il cielo, l’acqua e il fuoco, il basso e l’alto, la difesa e l’attacco, e così via in una successione di coppie senza fine.
I due poli di forza Yin e Yang sono i responsabili della ciclicità presente nel moto del Tao, poiché quando uno dei due ha raggiunto il suo massimo comincia gradualmente ed inevitabilmente a ritrarsi cedendo all’avanzamento dell’altro.
Nel “Taiji Tu” ( “Diagramma del Grande Termine”), simbolo principe del Taoismo, la parte bianca rappresenta lo Yang, mentre la parte nera rappresenta lo Yin ed è evidente, dalla linea di demarcazione ondeggiante che le separa, come queste due forze non si oppongano rigidamente, ma coesistano in uno stato di equilibrio dinamico dato da un movimento ciclico continuo. Inoltre la presenza di un piccolo cerchio di colore opposto in ognuna delle due metà del simbolo ci vuole comunicare che la realtà delle cose non è mai netta, bensì “sfumata”, cioè niente è mai completamente Yin o completamente Yang; nello Yin è sempre presente un pò di Yang e viceversa, e di questo si hanno infinite prove in natura.

E' molto importante, nella pratica del Taiji Quan, saper distinguere tra pieno e vuoto. All'interno del pieno deve esserci il vuoto così come vi è Yin nello Yang e Yang nello Yin. Nella figura sottostante le relazioni fra pieno e vuoto vengono illustrate attraverso i quattro simboli.

 

Lo sviluppo dai quattro simboli agli otto trigrammi, Pa-Kua è il passo successivo nel Taiji Quan. L'I Ching, detto anche il Libro dei Mutamenti, descrive la formazione degli otto trigrammi. Il testo sembra essere stato scritto prima del 1000 a.C, durante gli ultimi giorni della dinastia Shang (1766-1150 a.C.) e l'inizio della dinastia Chou (1150-249 a.C.). Fu uno dei cinque classici commentati da Confucio (551-479 a.C.). Il libro prende le mosse dall'osservazione degli eventi naturali e della vita di tutti i giorni, non è un testo religioso, ma piuttosto un libro di profonda saggezza che descrive la natura utilizzando dei simboli lineari. I simboli di Yin e Yang indicano il processo di trasformazione.

Il Taiji Quan possiede otto posizioni fondamentali che sono simboleggiate dagli otto trigrammi: parare ( peng), ritirarsi ruotando (Lu), avanzare (Chi), spingere (An), tirare verso il basso (Tsai), dividere (Lieh), colpire con il gomito (Chou) e colpire con la spalla (Kao). Sono collegate a Chien, Kun, Kan, Li, Sun, Chen e Ken rispettivamente.

 

 

 

I DIECI PRINCIPI DEL TAIJI QUAN
 

 

Yang Cheng Fu diceva che soltanto attraverso la comprensione e la pratica consapevole dei 10 principi si può sondare la meravigliosa profondità del Taiji Quan

Essere vuoti, avere la mente pronta e l'energia alla sommità del capo
Tenere rientrato il petto e stirare la schiena
Rilassare la vita
Distinguere il vuoto e il pieno
Abbassare le spalle e far scendere i gomiti
Usare il pensiero e non la forza muscolare
Accordare la parte superiore con quella inferiore
Unire la parte esterna con quella interna
Continuità e nessuna interruzione
Cercare la calma nel movimento

1. Essere vuoti, avere la mente pronta e l’energia alla sommità del capo
     Hsu ling ting chin


Per avere l’energia (Chin) alla sommità del capo (Ting) bisogna tenere la testa e la faccia ben ritte in modo che l’energia mentale (Shen) raggiunga il punto più alto.
Ma non bisogna usare forza muscolare (Li) altrimenti il collo si irrigidirebbe, ostacolando la circolazione del sangue e del Ch’i. La mente dev’essere vuota (Hsu) e pronta (Ling) in maniera naturale. Se la mente non è vuota, pronta e se l’energia (Chin) non è alla sommità del capo, è impossibile risvegliare l’energia mentale (Chin Shen).

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2. Tenere rientrato il petto e stirare la schiena
     Han hsiung pa pei


Tenere rientrato (Han) il petto (Hsun) significa tenerlo naturalmente un poco in dentro in modo da facilitare la discesa e la concentrazione del Ch’i nel Tan Tien. Evitare di gonfiare il torace altrimenti il Ch’i si concentrerà nel petto; la parte superiore del vostro corpo diventerà allora pesante e quella inferiore leggera. Ciò farà perdere la stabilità ai vostri piedi. Per stirare (Pa) la schiena (Pei) bisogna far aderire ad essa il Ch’i.
Se teniamo rientrato il petto la nostra schiena si stirerà naturalmente e potremo emettere forza (Li) dalla colonna vertebrale. Saremo allora senza rivali.

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3. Rilassare la vita
    Sung yao


La vita (Yao) è la guida di tutto il corpo. Se la vita è rilassata (Sung), i piedi sono saldi ed il bacino è stabile.
I passaggi da pieno (Shih) a vuoto (Hsu) e viceversa derivano da rotazioni della vita. Per questo motivo è stato detto che la vita è il centro di comando di ogni movimento. Se durante la pratica non vi sentite a vostro agio cercate la causa di ciò nella posizione della vita e delle gambe.

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4. Distinguere il vuoto ed il pieno
     Fen hsu shih


La distinzione (Fen) fra vuoto (Hsu) e pieno (Shih) è il principio fondamentale del Taiji Quan.
Se il peso del corpo è appoggiato sulla gamba destra si dice che questa è piena, mentre la gamba sinistra è vuota. Se invece il peso del corpo poggia sulla gamba sinistra, questa è piena mentre la destra è vuota. La differenziazione fra pieno e vuoto ci permette di eseguire senza sforzo movimenti leggeri (Ch’ing) ed agili (Ling). In caso contrario gli spostamenti diventano pesanti e goffi. Il corpo manca allora di stabilità e si può facilmente venir squilibrati da una trazione dell’avversario.

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5. Abbassare le spalle e far scendere i gomiti
    Ch ’en chien chui chou


Per abbassare (Ch’en) le spalle (Chuen) bisogna rilassarle e lasciarle cadere. Se non le rilassiamo e non le lasciamo cadere esse saranno sollevate e ciò provocherà una salita del Ch’i. L’intero corpo sarà allora senza forza (Li). Per far scendere (Chui) i gomiti (Chou) bisogna rilassarli e tenerli bassi. Tener sollevati i gomiti rende impossibile l’abbassamento delle spalle. Non riusciremo allora a spingere lontano l’avversario e le nostre tecniche saranno simili a quella utilizzate dagli stili esterni che utilizzano una forza interna discontinua.

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6. Usare il pensiero e non la forza muscolare
     Yung i pu yung li


Un trattato di Taiji Quan afferma che dobbiamo usare (Yung) il pensiero (I) e non la forza muscolare (Li). Nella pratica del Taiji Quan, tutto il corpo deve essere rilassato. Dobbiamo eliminare ogni forma di energia (Chin) grossolana che crea blocchi nei legamenti, nelle ossa e nei vasi ostacolando ogni movimento. Potremo allora passare da un movimento all’altro in maniera leggera (Ch’ing), agile (Ling) e potremo ruotare il corpo con naturalezza. Alcuni si chiedono come sia possibile essere forti senza usare forza muscolare (Li). I meridiani del corpo sono qualcosa di simile ai canali della terra. Se i canali non sono ostruiti l’acqua scorre liberamente. Analogamente se i canali sono aperti il Ch’i circola. Se invece una forza rigida ostruise i meridiani, la circolazione del sangue e del Ch’i viene ostacolata; i movimenti circolari non risulteranno più agili e basterà essere tirati per un capello per perdere l’equilibrio con l’intero corpo. Se d’altra parte, invece di usare la forza muscolare (Li) usiamo il pensiero (I), potremo far andare il Ch’i fin dove è arrivato il pensiero. Il Ch’i ed il sangue circoleranno allora in tutto il corpo senza interruzioni. Dopo una lunga pratica si arriverà ad acquisire la vera forza interna (Nei Chin) e proprio questo è il significato della seguente affermazione che si trova in un trattato di Taiji Quan: “Estrema morbidezza porta a estrema durezza”. Le braccia di un esperto (Kung Fu) di Taiji Quan dall’esterno appaiono morbide (Mien), ma all’interno sono come il ferro e sono estremamenti pesanti. Coloro che praticano gli stili esterni (Wai Chia) appaiono forti nel momento in cui utilizzano la forza (Li), ma nei momenti in cui non la utilizzano essi sono leggeri ed instabili; la loro forza si vede esternamente, è solo superficiale. Se usiamo unicamente la forza muscolare (Li) e non il pensiero (I) l’avversario ci potrà facilmente manipolare, cosa non degna di menzione.

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7. Accordare la parte superiore con quella inferiore
     Shang hsia hsiang sui


Accordare (Sui) entrambe (Hsiang) le parti del corpo, quella superiore (Shang) con quella inferiore (Hsia) è l’applicazione di ciò che viene detto in uno dei trattati di Taiji Quan: “La forza interna (Chin) ha la radice nei piedi, si sviluppa nelle gambe, è controllata dalla vita e si manifesta nelle dita. I piedi, le gambe e la vita devono essere unificati da un unico flusso di Ch’i.” Bisogna cioè che le mani, la vita ed i piedi si muovano in perfetto accordo e così pure l’energia degli occhi (Yen Shen). Questo è il significato di “accordare la parte superiore con quella inferiore”. Se una sola parte del corpo non si muove con il resto vi sarà confusione e mancanza di coordinazione.

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8. Unire la parte esterna con quella interna
     Nei wai hsiang ho


Scopo del Taiji Quan è coltivare l’energia spirituale e mentale (Shen). Ecco perché è stato detto: ”Shen è il padrone mentre il corpo è il servitore”.
Se l’energia mentale (Ching Shen) viene attivata, i movimenti diventano naturali, leggeri (Ch’ing) ed agili (Ling). Le posture non sono costituite che da un insieme di vuoti (Hsu) e pieni (Shih), di aperture (K’ai) e chiusure (Ho). Quando parlo di apertura non mi riferisco esclusivamente a un’azione di apertura eseguita dalle mani o dai piedi, ma anche dalla mente che contemporaneamente ha l’intenzione di “aprire”. Analogamente un movimento di chiusura non è solo un’azione di mani e piedi, ma deve intervenire anche la mente che pensa intenzionalmente di “chiudere”. Se uniamo (Ho) entrambe (Hsiang) le parti, quella interna (Nei) con quella esterna (Wai) tramite un unico flusso di Ch’i, non vi sar à alcuna interruzione.

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9. Continuità e nessuna interruzione
     Hsiang lien pu tuan


Gli stili esterni (Wai Chia) utilizzano un’energia (Chin) grossolana e non quella “del tempo anteriore alla nascita”. Vi saranno allora degli inizi e delle fini, dei concatenati e delle rotture dell’energia. Si può facilmente essere battuti nel momento in cui la vecchia forza (Li) muore e quella nuova non è ancora nata.
Ma nel Taiji Quan si impiega il pensiero (I) non la forza muscolare (Li). Di conseguenza tutto fluisce senza interruzioni dall’inizio alla fine; i movimenti sono continui, circolari e legati fra di loro senza discontinuità. A questo proposito i trattati classici dicono: “La Lunga Boxe” è simile al flusso incessante di un lungo fiume e al moto delle onde di un grande mare, e ancora: “Applicate la forza interna (Chin) con continuità come se dipanaste un filo di seta dal bozzolo”. Questi paragoni stanno a significare che tutti i movimenti devono essere unificati da un unico flusso di Ch ’i.

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10. Cercare la calma nel movimento
       Tung chung ch’iu ching


I praticanti degli stili esterni danno importanza ai salti e alle proiezioni; alla fine dell’allenamento essi hanno esaurito sia la loro forza (Li) sia il loro fiato (Ch’i) e sono pertanto ansimanti. Nel Taiji Quan la calma (Ching) dirige il movimento (Tung); in altre parole bisogna rimanere tranquilli anche quando ci si muove. Ecco perché è meglio eseguire il concatenamento delle posture il più lentamente possibile. Eseguendo lentamente i movimenti, la respirazione diventa lunga e profonda, il Ch’i scende nel Tan Tien e si evita l’effetto dannoso di pulsazioni troppo rapide.

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Nella pratica del Tai Chi Chuan esistono numerose forme, ognuna diversa e unica, forse alcune simili ma tutte con caratteristiche proprie. La difficoltà iniziale è apprendere lo “schema”, la corretta concatenazione dei movimenti, imparando prima le singole posizioni per poi assemblarle nel movimento che costituisce lo schema (forma). Lo schema è quello che si vede all'esterno, quello che abbiamo studiato e ripetuto infinite volte, per imparare bene bisogna ripetere molte volte quel movimento e così il seguente, fino a eseguire lo schema senza esitazioni. Lo schema è la parte esteriore della forma.

 

ALCUNE POSIZIONI DELLA FORMA

 

Forma Lunga Tradizionale Yang codificata da Yang Chen Fu e chiamata da Yang Zhen Duo 103 Da Jia o grande concatenazione di 103 movimenti/posizioni, per distinguere la forma di famiglia Yang dalla versione molto diffusa in Cina e nel mondo della forma Yang dei 108 movimenti.

 

         
 

qishi

apertura

 

zuo lan quewei

afferrare la coda del passero

 
         
 
 
 
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peng

parare

 

lu

tirare verso l'indietro

 
         
 
 
 
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ji

spingere in avanti

 

an

respingere

 
         
 
 
 
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danbian

frusta semplice

 

tishou shangshi

alzare le mani

 
         
 
 
 
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bai-e liang chi

la cicogna spiega le ali

 

lou xi ao bu

spazzolare il ginocchio sx

 
         
 
 
 
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shou hui pipa

suonare il pipa

 

haidi zhen

l'ago in fondo al mare

 
         
 
 
 
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you fen jiao

calcio destro

 

zhuan shen deng jiao

voltarsi e colpire di tallone

 
         
 
 
 
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jin bu cai shui

colpire dall'alto al basso

 

sheshen xia shi

il serpente che striscia

 
         
 
 
 
    top    
 

jinji du li

il fagiano dorato su una zampa

 

lou xi zhi dang chui

pugno al pube

 
         
 
 
 
    top    
 

shangbu qixing

formare le sette stelle

 

tui bu kua hu

cavalcare la tigre

 
         
 
 
 
    top    
 

zhuan shen bai lian

formare le sette stelle

 

wan gong she hu

tirare l'arco contro la tigre

 
         
 
 
 
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